lunedì 29 giugno 2009

Spicy Qin e Hammerhead alla sbarra
Il padrino del Guangdong a processo

C’erano lunghe file il 16 giugno davanti al tribunale di Yangjiang, nel Guangdong, sud della Cina. Centinaia di persone (foto Associated Press) in attesa di “Hammerhead” e “Spicy Qin”. Ma la loro curiosità non è stata premiata. I due pezzi da novanta sono arrivati con un autobus scuro della polizia. Scortati da decine di agenti. E, per evitare ogni pubblicità, i loro volti erano coperti da maschere da sci. Le autorità di Pechino non hanno voluto regalare alcuna notorietà a Xu Jianqiang (Hammerhead) e Lin Guoqin (Spicy Qin).

Nessuna pubblicità per i due boss, portati alla sbarra per aver costruito attraverso l’illegalità un impero che spazia dai casinò all’industria del cemento, dai trasporti agli allevamenti di polli. E poiché l’accusa è di aver costituito una “società nera”, ovvero una cosca mafiosa, i giudici cinesi potrebbero condannarli persino alla pena di morte.

Chi ha conosciuto i due presunti gangster, racconta che le loro sale da gioco in cui si buttano via migliaia di yuan al baccarat sono note a tutti in città. “Sono così potenti che la polizia non li ha toccati per tanto tempo”. E chi li ha visti, paragona Hammerhead a Tony Soprano, mentre Spicy Qin ricorderebbe Micheal Corleone del “Padrino”. Tra i due ci sarebbe un’affinità non solo cinematografica ma soprattutto di interessi e affari che hanno toccato anche la politica.

Lin Guoqin ha fatto parte del Congresso Municipale del Popolo di Yangjiang durante gli anni ’90, quando – secondo gli investigatori – si era già lanciato nel business illegale. Poi ha presieduto la locale Federazione dell’Industria e del Commercio e dal 2000 al 2007 ha seduto al Comitato Nazionale della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese (Cppcc), il massimo organismo di consulenza politica del paese.

Le cronache ricordano Spicy Qin per le numerose sponsorizzazioni ed eventi pubblici ai quali ha partecipato. Tra questi, anche l’annuale donazione da quasi 30mila dollari in favore di studenti bisognosi, e l’alleanza con Xu Jianqiang, stretta – a quanto pare – per corredare di un esercito di killer e aguzzini il proprio impero economico.

domenica 24 maggio 2009

O' Cinese in manette

Alla fine, per Song Zichai, sono scattate le manette. L’accusa: truffa ed estorsione ai danni di 150 commercianti cinesi attirati dal sogno (poi diventato incubo) di un faraonico centro commerciale a Muggiò, in un ex cinema, a due passi da Milano.

Il mancese (noto anche come Song Zhicai o Song Jiang) è stato arrestato a Napoli, dove anni fa ha allestito il Cinamercato più famoso d’Italia. E dove si è fatto notare per una serie di spericolate operazioni finanziarie. Da quelle parti lo chiamano O’ Cinese. E lo trattano con rispetto. In Brianza, invece, i suoi connazionali volevano fargli la pelle, perché l’ipermercato era senza autorizzazioni ed è stato chiuso. E adesso, qualcuno di loro racconta che Song affittava gli stand (fino a 60 mila euro), e chi non pagava riceveva pesanti minacce.

Ancora da accertare, invece, i presunti contatti di Zichai con la ‘Ndrangheta. Intanto, sono stati arrestati per bancarotta fraudolenta tre amministratori della Tornado Gest, la società che aveva realizzato il cinema poi riempito di negozi made in China e che nel 2007 è sprofondata in un buco di 50 milioni di euro.

Guerra tra gang, killer in Olanda

L’ultimo l’hanno preso nei Paesi Bassi, a mille chilometri di distanza dal luogo dell’assalto. Il decimo componente della gang cinese che il 24 febbraio 2009 è piombato all’interno della discoteca Parenthesis di Milano per regolare i conti con una banda rivale è stato arrestato il 19 maggio.

La polizia olandese l’ha trovato in compagnia di un coltello e di un bel po’ di droga. E secondo gli inquirenti sarebbe stato lui a sferrare la pugnalata che ha ucciso Hu Libin, il 22enne morto nell’assalto causato, probabilmente, da dissidi sulla gestione dello spaccio della ketamina.

Gli altri nove del commando nei mesi precedenti erano stati presi tra Milano, Albenga e Alba Adriatica. Ma la cattura del presunto assassino in Olanda è la conferma della formidabile rete di amicizie e coperture che il crimine asiatico è riuscita a tessere.

Non è raro, infatti, che i boss cinesi assoldino killer connazionali fuori dai confini italiani o, comunque, lontano dalle città dove l’esecuzione deve avvenire. Esistono stretti collegamenti tra famiglie malavitose che vivono a Roma o a Milano con altre che si trovano a Parigi o ad Amsterdam. Le frontiere, per la mafia asiatica, sono solo dei segni di matita tracciati su un foglio di carta.